Robert Fulford il “medico filosofo”

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Chiamato il “medico filosofo”, il nome di Robert C. Fulford è legato nella storia dell’osteopatia alla manipolazione cranica, anche nota come osteopatia cranica.

Il medico filosofo

Robert C. Fulford D.O. è nato nel 1905 negli USA e si è formato alla Kansas City School di Osteopatia e Chirurgia (classe 1941). Anche noto come il “medico filosofo”, Fulford credeva fermamente nei principi formativi della medicina osteopatica teorizzati da Andrew Taylor Still, padre dell’osteopatia. Primi fra tutti l’essere “trino” della natura umana – fisica, mentale e spirituale – e l’importanza di diagnosticare e trattare la persona nel suo complesso e non solo il sintomo fisico.

L’influenza di Sutherland e l’osteopatia craniale

Allievo di William Garner Sutherland, è ricordato anche come un pioniere nell’introduzione della medicina alternativa ed energetica nel contesto dell’osteopatia.
I biografi lo descrivono come un medico dotato di un talento sconvolgente ed innovativo, costantemente alla ricerca di nuovi strumenti e di nuovi approcci terapeutici che potessero facilitare o incrementare la capacità di auto-guarigione del corpo.
A partire dagli anni Quaranta, l’attenzione di Fulford si è rivolta alla ricerca di nuovi metodi volti a curare le malattie croniche portandolo a studiare l’osteopatia craniale con Sutherland, tanto da diventare membro e poi Presidente della The Cranial Academy.
Ha sempre seguito l’incoraggiamento di Sutherland “scava/cerca/approfondisci”, integrando qualunque cosa potesse essere d’aiuto nella pratica della “medicina del 21esimo secolo”, così come la definiva lui stesso.

L’operatore come spettatore del processo terapeutico

La dottoressa Pelkey, sua allieva, ricorda come lui sostenesse che il trattamento per il paziente durasse 72 ore e di quanto Fulford si definisse grato di poter essere presente alla prima mezz’ora. L’affermazione profonda del “medico filosofo” fa emergere un cambiamento di prospettiva: l’operatore del trattamento non è più protagonista, ma “spettatore interessato” del processo terapeutico.
A tal proposito celebre resta il suo pensiero: “Il corpo umano è composto da flussi intermittenti di energia in continuo movimento. Quando questi flussi di energia tendono a bloccarsi o ad essere limitati nella loro manifestazione, perdiamo la dinamica fluidica fisica, emotiva e mentale, potenzialmente a nostra disposizione. Se il blocco dura abbastanza a lungo o è abbastanza grande, il risultato è dolore, disagio, malattia e angoscia.”