William Leslie Johnston e la definizione del metodo funzionale

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William Leslie Johnston

Uomo umile e riservato, William Leslie Johnston è rimasto a lungo nell’anonimato nonostante il suo ruolo chiave per la definizione del metodo funzionale.

La formazione e la vita di William Johnston

Nasce il 21 febbraio del 1921 in Ontario e dopo aver conseguito un diploma di associato presso l’Università di Toronto, si laurea presso il Chicago College of Osteopathic Medicine nel 1943. Successivamente svolge il suo tirocinio nel 1944 presso il Massachusetts Osteopathic Hospital.
Dal 1945 al 1973 pratica la professione di osteopata nel suo studio privato, nel 1973 viene nominato professore presso il Dipartimento di Biomeccanica della Michigan State University e nel 1981 diventa professore nel Dipartimento di Medicina di Famiglia.
Ma per la storia dell’osteopatia il suo nome è legato al metodo funzionale.

In cosa consiste il metodo funzionale nell’osteopatia

Il metodo funzionale, praticato dalla maggior parte degli osteopati, è noto anche come tecnica funzionale indiretta.
Si tratta di un metodo di trattamento in cui le barriere restrittive del movimento vanno disimpegnate, ossia la parte in cui vi è la disfunzione si deve muovere nella direzione opposta alla restrizione.
La maggior parte dei contributi al metodo funzionale provengono da tre osteopati americani: Charles Bowles, Harold Hoover e William Johnston. Durante il periodo dal 1952 al 1957 i tre hanno lavorato ad una serie di studi presso la New England Academy of Osteopathy che videro la luce con la pubblicazione “A functional approach to specifc osteopathic manipulative problems”.

Il contributo sostanziale di Johnston

Tuttavia, è stato Johnston a dedicarsi, per tutta la vita, alla ricerca sull’argomento in quanto percepiva la necessità di elaborare, per la professione osteopatica, un sistema diagnostico affidabile e riproducibile che consentisse il dialogo tra gli osteopati e il mondo della medicina ufficiale.
Oltre ad essere stato il primo a diagnosticare il “linkage” ossia il legame neurofisiologico alla base dell’organizzazione disfunzionale, Johnston è riuscito nel suo intento: ha elaborato un sistema diagnostico non più basato su test articolari, ma su test macroscopici dei segmenti disfunzionali capaci di riprodurre ed esplorare, rispettandola, la funzione motoria integrativa del corpo umano.
Nonostante Johnston abbia passato la sua vita a fare ricerca, la sua figura è rimasta nell’anonimato più totale forse a causa della sua natura di uomo umile e riservato.
Johnston muore il 9 giugno del 2003 e fortunatamente la devozione, gli studi e l’impegno dei suoi collaboratori hanno fatto sì che il suo lavoro sia stato raccolto nel volume “Metodi Funzionali. Manuale per lo sviluppo delle abilità palpatorie nell’esame e nella manipolazione osteopatica della funzione motoria” in cui sono descritti tutti i principi teorici pratici dell’approccio funzionale secondo Johnston.

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